170 grammi di bontà in olio d'oliva

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giovedì 31 luglio 2008

Ferro 3


Ferro 3 è una produzione sud-coreana del regista Kim Ki-Duk.

Già a questo punto i lettori d'elite di questo blog si staranno decomponendo solo a cercare di pronunciare il nome, per cui: il nostro Kim si avvicina al cinema solo verso i trent'anni quando nel 1990 si trasferisce a Parigi, allora mentre campa vendendo quadri, scrive le prime sceneggiature, fino al debutto alla regia nel 1996.

Tuttavia il successo è con "L'isola" del 2000 con cui partecipa alla mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia foss'antani per tre, mentre il primo film ad uscire in Italia è "Primavera, estate, autunno, inverno....ed ancora Primavera" nel 2003, a cui seguirono "La Samaritana" "Ferro 3",che vinse il leone d'argento a Cannes, poi "Arco" e "Time".

Ora che siete felici, torniamo al nostro Ferro 3:

Tae-suk è un giovane che passa la sua giornata attaccando volantini pubblicitari sulle porte delle case. Il giorno dopo passa per le stesse vie, controlla se i volantini siano stati ritirati o meno e poi va a vivere per alcuni giorni nelle case che sono rimaste vuote. Però invece che marocchinare i soprammobili non ruba e non danneggia nulla, al contrario aggiusta gli oggetti rotti e lava la biancheria, lasciando tutto più in ordine di come lo ha trovato.

Sun-hwa è una bellissima donna con un passato da modella fotografica, che ora è sposata con un uomo d'affari che la maltratta facendola vivere come una reclusa all'interno della sua villa.

Accade il fattaccio: Tae-suk entra nella casa di lei pensando che sia vuota, e quando i due si incontrano tra di loro si stabilisce un legame fortissimo, tanto che la sera stessa lei fugge con lui, ed insieme cominciano a fare la vita che prima Tae-suk faceva da solo. Un giorno però i proprietari della casa in cui stanno dormendo li trovano: lei verrà restituita a suo marito, lui andrà in carcere, dove imparerà a rendersi invisibile, per tornare poi da lei, per sempre.

"Ferro 3 è un film silenzioso, ma che dice molte cose."

Frase spudoratamente copiata, ma estremamente pertinente, infatti i protagonisti non parlano mai, ci pensa la regia e la fotografia ad esprimere il senso ed il bisogno di libertà del protagonista, che di fatto è il tema di fondo dell'opera.

Il nostro amico infatti non vagabonda in tutte le case vuote perchè non se ne possa permettere una, ma perchè non avere una casa è la massima espressione di libertà così come averne mille, mentre invece la nostra amica possiede una casa lussuosissima, ma sono solo dei connotati diversi di una prigione.

Essi quindi inseguono il sogno e lo ottengono, di vivere sovrapponendosi alle vite degli altri sfiorandole, senza sottostare ai lacci della società, distaccato dal mondo reale, cosicchè anche quando Tae-suk cin cin si deve misurare con la giustizia non si difende, non schiude il suo silenzio e si lascia scivolare addosso lo scorrere del mondo "esterno e reale".

Il titolo Ferro 3 è preso da una mazza da golf, nota agli appassionati per essere quella meno utilizzata, "diversa", come la vita che Tae-suk segue.

Vi sembrava bischero il regista eh? Ed invece guarda che perla che ha sciorinato. E poi avete visto che filmoni impegnati che mi guardo? Pensavate che io fossi solo Far west antani e Rock n' Roll ed invece ve l'ho tirata nel bocciolo, stiò stiò e stiò!

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